Team Building: come costruire al meglio il proprio team

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Team Building: come costruire al meglio il proprio team
Team Building: come costruire al meglio il proprio team

Non sono un grande amante delle competizioni sportive e meno che mai del baseball, di cui so a malapena le regole di base. Eppure, l’altra sera ho visto un film ambientato proprio in questo mondo. A differenza di quanto si potesse pensare inizialmente, il baseball era una specie di elemento di contorno. Il plot era costruito intorno ad un concetto molto più generale che, a mio avviso, oltre che in quello sport, poteva essere determinante anche in una qualsiasi altra attività imprenditoriale: quando, per costruire la propria squadra (o il proprio team), si è troppo focalizzati sulla ricerca delle eccellenze, peraltro importanti, si finisce spesso per trascurare le qualità e le competenze di almeno il 90% dei propri giocatori o collaboratori.

Ci vuole una visione d’insieme

Questo è un chiaro esempio di quanto possa essere importante, a patto che tutto ciò venga fatto in maniera equilibrata e soprattutto critica, valutare e tenere sotto controllo le performance complessive del proprio team. Per misurare l’efficienza di un processo o servizio, è indispensabile infatti analizzare tutti i fattori od elementi che lo caratterizzano. E’ imprescindibile avere una visione d’insieme ed una collaudata strategia per raggiungere i propri obiettivi, siano essi di business o, semplicemente, sportivi.

Nel film, non avendo denaro a sufficienza per accaparrarsi i migliori giocatori sul mercato, il General Manager della squadra locale decide di avvalersi della collaborazione di un giovane talento in campo economico (appena uscito dall’Università) per costruire dal nulla un nuovo team, applicando una vecchia teoria statistica elaborata da un “non giocatore”. In pratica, per garantire una certa media di punti in un anno, invece di ingaggiare 2 o 3 costosissime stelle del baseball in grado di centrare autonomamente l’obiettivo (in virtù della propria esperienza ed “eccellenza”), i due decidono di puntare su ben altri giocatori, proverbialmente definiti dal giovane statistico come “i più sottovalutati del baseball”.

Così nel baseball come in una attività imprenditoriale, spesso si tende a sottovalutare alcuni giocatori o collaboratori in virtù di preconcetti non strettamente inerenti il compito che ci si attende essi debbano eseguire. Insomma, l’obiettivo del General Manager della “nostra” squadra di baseball non era tanto quello di circondarsi di elementi in grado di cambiare autonomamente il corso di una partita ma, al di là dello specifico bagaglio di competenze individuali, di giocatori che fossero mediamente in grado di raggiungere la “prima base”.

Non è solo una questione di budget

Indipendentemente dal budget a propria disposizione, un buon manager dovrebbe saper sempre valorizzare al meglio le risorse del proprio team, mettendo le loro competenze – parziali, specifiche o da migliorare – al servizio di un fine ultimo più grande e sfidante. La condivisione orizzontale degli obiettivi di business è infatti una delle caratteristiche più importanti da ricercare in un manager.

E’ ovvio che avere un sostanzioso budget per assumere il meglio che il mercato possa offrire è senz’altro vantaggioso ma non deve essere il solo elemento da considerare. Soprattutto perché, nella maggior parte dei casi, questa non è una strada praticabile. Tornando al baseball, in virtù del suo rivoluzionario approccio, la “nostra” squadra, a fine campionato, riesce a fare un numero di punti del tutto equivalente a quello della favorita del campionato, con una sola e non trascurabile differenza: aver registrato un costo medio a partita pari ad un terzo!

Questo significa che, per fare cento, non è sempre necessario avere un pezzo da cento o due pezzi da cinquanta. A volte, possono anche bastare cinque pezzi da venti. L’importante è saperli individuare e spenderli al meglio.

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